Allarme batterio mortale in Italia: “Si diffonde più dell’Aids”

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Prende il nome da un piccolo centro del Connecticut chiamato “Old Lyme” dove, nel 1975, si verificarono numerosi casi di infezione che interessarono la maggior parte della popolazione. Stiamo parlando della “malattia di Lyme”, una malattia infiammatoria trasmessa dalle zecche, che causa un rash che può essere seguito, anche a distanza di diverse settimane o mesi, da alterazioni neurologiche, cardiache o articolari. Una malattia non molto rara e che ha colpito anche la cantante Avril Lavigne. A trasmettere la malattia, come detto, sono delle zecche che, soprattutto in ottobre e nel periodo autunnale proliferano sugli animali come cervi e topi e, non di rado, attaccano anche l’uomo attaccandosi alla cute senza che la vittima se ne renda conto. Le zecche allo stadio ninfale sono infatti molto piccole, e dunque difficili da vedere. Il rischio per l’uomo sopraggiunge quando la zecca infetta riesce a stare attaccata per oltre 36 ore. Il virus può diffondersi ai linfonodi, determinando un’adenopatia regionale, o disseminarsi nel sangue finendo col colpire gli organi interni. L’eritema, almeno nel 75 per cento dei casi, risulta esser comunque il primo segnale clinico della presenza della malattia di Lyme e compare nell’arco di tempo compreso tra i 3 e i 32 giorni dopo il morso della zecca. Nel 50 per cento dei pazienti non trattati si sviluppano anche lesioni cutanee. A queste possono aggiungersi una sindrome muscolo-scheletrica simil influenzale: malessere, astenia, febbre, brividi, linfoadenopatia, faringite edematosa, congiuntivite, artralgie, mialgie, dolori dorsali, anoressia, faringodinia, nausea e vomito. In Italia il primo caso è stato identificato in Liguria nel 1983. Negli anni seguenti molti altri casi sono stati segnalati in tutte le altre regioni. I casi sono stati complessivamente poco più di 1300, nel periodo dal 1983 al 1996.

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