La mensa dell’orrore: ecco cosa davano da mangiare ai bambini

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Un vero e proprio business che vedeva protagoniste le donne e che, mediante la disponibilità di dirigenti e amministratori pubblici, aveva creato una sorta di monopolio necessario per aggiudicarsi gli appalti per la fornitura di pasti in scuole delle province di Napoli, Avellino e Salerno. Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli ha eseguito un’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip a carico di 17 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere e di turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio, frode in pubbliche forniture e falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale. Inoltre vengono contestati i reati di estorsione e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Sei persone sono finite dietro le sbarre, cinque ai domiciliari, tre hanno ricevuto il divieto di dimora e tre obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Spicca il nome dell’ex vice sindaco del Comune di Maiori (Salerno). Ci sono, poi, tre dirigenti e un dipendente dei comuni di Solofra (Avellino), Montoro Inferiore (Avellino) e Sant’Agnello (Napoli).
Le indagini, coordinate dal Procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, e dai pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto, hanno evidenziato che il cibo servito ai bambini era di provenienza incerta e in molti casi scaduto. Confezioni di pomodori provenienti dalla Cina venivano etichettate come prodotte in Italia. Ecco il motivo per il quale molti bambini stavano spesso male.

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