L’allarme degli esperti: “Ci resta poco tempo”

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L’emergenza climatica ha raggiunto dei livelli preoccupanti: l’aumento di 4 gradi previsto porterà ad un surriscaldamento globale con conseguenti scenari apocalittici per l’uomo e per la flora e la fauna che abitano la Terra. La soluzione sarebbe quella di ridurre del 95% le emissioni di gas serra entro il 2050, questo alimenterebbe la speranza relativamente ad un innalzamento delle temperature di circa 2 gradi, cifra mediamente accettabile. “La crisi climatica può ancora essere vinta, a patto che si superi la sindrome del ‘passo del gambero’, una gara a chi resta più indietro, pensando di poter sfruttare i benefici della riduzione delle emissioni di gas serra, realizzate però da altri”, spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – “Solo l’equità potrà permetterci di limitare i danni del riscaldamento”, aggiunge Ronchi. A dicembre infatti si terrà la COP21, Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, al termine della quale, dopo 20 anni di tanti incontri e parole, si dovrebbe definire un vero e proprio accordo universale per salvarci dall’inquinamento che noi stessi produciamo. Per riuscirci dovremmo vietare, secondo l’analisi si Ronchi, le costruzione di nuove centrali a carbone, eliminare entro il 2020 i sussidi ai combustibili fossili, rafforzare in generale le politiche e le misure di risparmio energetico, puntare sullo sviluppo delle fonti rinnovabili e limitare i mezzi di trasporto privato a favore di quelli pubblici e sostenibili.

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