Svolta nel caso Loris, trovata in casa l’arma del delitto. Ecco la prova definitiva

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Il risultato degli esami autoptici condotti dal dottor Giuseppe Iuvara è stato reso pubblico. Un estratto recita “Loris è stato strangolato con una fascetta di plastica, lunga 28 centimetri e larga quattro millimetri e mezzo, identica a quelle nella disponibilità della sua mamma. Il piccolo è stato gettato già morto nel canalone di cemento: la frattura del cranio non è la causa del decesso, ma la conseguenza della caduta da un’altezza di circa tre metri. Il piccolo è morto soffocato tra le 8.30 e le 10 del 29 novembre 2014”. A pubblicare i risultati è stato il settimanale Giallo. Una confezione di fascette esattamente dello stesso tipo venne consegnata alle maestre del piccolo che erano andate a trovare proprio Veronica, ancora non sospettata di omicidio. Veronica disse loro “Prendete queste fascette e portatele a scuola: Loris mi aveva detto che sarebbero servite per la lezione di scienze”. Peccato, però, che non era stato pianificato nessun esperimento con le fascette. Sempre Iuvara scrive “Oltre alle dimensioni delle fascette (lunghe 28 centimetri e larghe quattro millimetri e mezzo) è importante, ai fini di stabilire una compatibilità, descriverne la struttura. Esse sono composte da una superficie liscia, una superficie dentellata e una a cricco (un meccanismo che consente il movimento in un solo senso). È la superficie dentellata che, chiusa la fascetta, aderisce ai corpi da compattare. Peraltro, una volta inserita all’interno del cricco, non si può più riaprire. La dentellatura garantisce infatti il bloccaggio della fascetta, impedendone il rilascio. Nel caso in esame, l’impronta del solco è compatibile con queste caratteristiche”.

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